Modella copertina: Erika Fornasier

Progetto artistico legato al racconto: Federica Edvige Lovascio

 

 

 

Una decisione dettata dalla paura

non è mai una decisione giusta.

[Lorena Laurenti – TRI]

 

 

C’era una volta un mondo senza spazio e senza tempo. Il sopra era uguale al sotto, il grande al piccolo. I monti avevano la consistenza delle nuvole, le nuvole quella del Vento, e il Vento era vivo. Ci si poteva fermare con lui in mezzo a un prato per fare una lunga chiacchierata. Ma il prato non era fatto di terra ed erba, era sospeso in gigantesche volte cosparse di fiori dai petali cangianti. I colori, vividi e mutevoli, erano ovunque. Persino l’aria aveva un colore che variava in base alle creature che si fermavano ad annusarla. Nessun astro comandava il giorno o la notte perché per questi compiti vi erano le Essenze. Loro, splendidi esseri perfetti, vivevano in questa dimensione in attesa di un compito.

La nascita di un’Essenza era così spettacolare che tutte le altre, prima che accadesse, si fermavano ad assistere. Era una luce accecante che cadeva dall’alto o saliva dalle profondità. Un bagliore tanto intenso che, per qualche momento, tutto scompariva in un bianco totale. L’esserino usciva dal fumo plasmandosi poco a poco. Prima spuntavano due gambe, poi il busto prendeva forma, seguito dalle braccia, e infine la testa, adorna di lunghi capelli candidi in cui parte di quel fulgore restava imprigionato. Non erano tutte uguali, anzi, si differenziavano nel fisico e negli occhi, colorati in base allo scopo per cui erano nate.

Questa storia inizia proprio con la nascita di un’Essenza, una fanciulla dal pallido viso ovale e dalle iridi azzurre. Non aveva un nome, nessuna lo aveva alla nascita. Il nome sarebbe arrivato al momento giusto, sceso in una bolla di pensiero per darle un’identità. Era strano quel periodo, se così si poteva definire. Non si trattava di giorni, mesi o anni, ma di consapevolezza. L’intervallo necessario per comprendere il suo stato e fissare degli intenti.

E così, appena la sua forma fu completa e anche l’ultimo dei capelli definito, lei prese a vagare. In alcuni punti poteva posare i piedi, in altri riusciva a fluttuare. La veste leggera, cosparsa di miriadi di perle luccicanti, danzava assieme a lei, mutando forma al bisogno. A volte aderente in uno stretto corpetto, altre ampia come un paracadute.

Planando in una vallata, incontrò Vento. «Salve, Signor Vento», disse cordiale.

«Oh, ma che piccola graziosa Essenza abbiamo qui. Le Voci sussurrano che non hai ancora un nome.» Prese a vorticare, dandole modo di individuare la sua posizione.

«Sto cercando la mia bolla! Però… in effetti non so da dove iniziare. Puoi aiutarmi?»

«Laggiù», rispose lui, modellando un sentiero su una nuvola. «Dove l’alto è il basso e il basso è l’alto.»

La fanciulla sorrise e, allargando la gonna, fece un inchino. Salì su un monte contrario, scendendo nelle sue profondità. Le rocce erano capovolte e la scalata si faceva dall’interno. Man mano che avanzava si sentiva sempre più pesante, più solida. Il periodo della nascita era giunto al termine e adesso era pronta per trovare le sue origini.

 

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© 2016 Lorena Laurenti

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